Storytelling: utilità e bellezza delle storie d’impresa

Storytelling significa narrazione. Allora perché non usare la parola italiana? Perché l’inglese mi occorre per differenziare la “scrittura creativa per il marketing” dalla “scrittura creativa tout court”. Io sono per l’occasionale inserimento di parole straniere o vernacolari, laddove esprimano con sintesi concetti per i quali la lingua italiana deve usare perifrasi.
Eppure, non sarei onesta se affermassi che storytelling significa solo scrivere per vendere. Il cuore semantico di questa parola è “racconto”.
Solo che, se parlo di racconto, scendo inevitabilmente in una dimensione più profonda e filosofica della scrittura. Il racconto, infatti, non è solo un’opera scritta di breve lunghezza. Racconto è anche epica, immaginario collettivo, dettato interiore personale.
Sul terzo aspetto voglio soffermarmi. Avete notato come ciascuno di noi, in maniera più o meno strisciante, racconta a se stesso – e agli altri – la propria vita mentre la vive, oppure racconta ciò che accadrà o ricostruisce ciò che è stato? L’uomo è un narratore naturale. Serve solo un po’ di maieutica perché questo suo dono divenga consapevole e, come tale, utile su un piano concreto.
Sarà per questo che, quando tengo i miei corsi di storytelling, io e i miei studenti avvertiamo un vento di cambiamento? All’inizio è un sussurro, poi diventa una voce tonante che non puoi ignorare. Sarà perché, facendo storytelling per il marketing, stiamo modificando – in maniera più o meno radicale – il racconto su noi stessi e sugli altri?
D’altronde la parola è così potente che è l’unica in grado di “partorire sua madre”. Come dicono nel Mali.