Divulgo a partire da oggi, con il permesso del mio amico Francesco Corsini, il suo diario. Ogni lunedì scoprirete qualcosa di più dell’amara vicenda che gli è toccata in sorte.
Se seguirete gli appuntamenti e vi farete abbracciare dalla sua storia potrete aiutarlo condividendo il suo diario con quante più persone possibili.
Salviamo Francesco!

Sessanta giorni

Memoriale di Francesco Corsini

Perché lascio questo scritto

È quando il mondo non ti vede che tu cominci a vedere tutto.

Ed è quello che mi sta succedendo, dalla fine dell’odioso conto alla rovescia – da cui il titolo del mio memoriale – ora che sono lontano da tutto e da tutti.

Un avviso a mia moglie: Chiara, non credo che lo farai, ma se ti mettessi in testa di ritrovarmi sta’ pure sicura che non ci riuscirai. Ormai sono fra gli Ultimi e quindi invisibile. Gli Ultimi si spostano in continuazione e non sono mai dove te li aspetti.

C’è una canzone di quando ero ragazzo, di Pierangelo Bertoli, che la dice lunga su storie come quella che è capitata a me: s’intitola Il centro del fiume. Alcuni versi mi tornano in mente di continuo: Consumi la vita sprecando il tuo tempo prezioso, raggeli la mente in un vano e assoluto riposo, trascorri le ore studiando le pose già viste, su schermi elettronici di false riviste, e tieni le orecchie tappate agli inviti del suono, e questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell’uomo.

È quello che io ho fatto per quasi tutta la vita, è quello che facciamo tutti. Adesso è arrivato il momento di raccontare come stanno veramente le cose, quando la nebbia sale e la vista si apre e svela orizzonti inaspettati, mentre tutti attorno a te non fanno che ripeterti sei pazzo, maniaco–ossessivo, paranoico, indemoniato, molto molto malato.

Che una vicenda come quella che racconterò nelle prossime pagine sia accaduta a me, proprio a me che sono di professione un garante della legalità e di vocazione un uomo onesto e incorruttibile, potrà sembrare un paradosso, solo fino a che i miei lettori non si accorgeranno della cattiveria consapevole che ha scatenato l’uragano che mi ha travolto.

Qualcuno dirà, bel coraggio: affidi le verità scomode a un file e scappi via, invece di restare a combattere per il bene comune.

A questo Qualcuno io rispondo: mi resta poco da vivere, amico mio, e la mia condizione non mi permetterebbe di essere di aiuto a nessuno. Queste memorie sono un lascito per chi ha ancora energie e tempo per cambiare le cose. Mi auguro che se ne faccia buon uso, al fine di comporre un quadro completo del degrado morale che sta facendo marcire le fondamenta della nostra società.

So bene di non poter fare altro che riportare una visione parziale e personale degli eventi, ma la mia storia è comunque un esempio del Male che si fa largo negli animi umani. Sento ancora Qualcuno che dice: «Questo è un coglione fanatico». Io non lo ascolto perché sono convinto che chiunque si senta nella mia situazione, ingiustamente maltrattato dalle persone e dagli eventi, con la sensazione di non essere altro che una fragile marionetta in mano a un terribile Mangiafuoco, non potrà che credermi. Per quanto riguarda tutti gli altri, spero che il mio scritto semini almeno dubbi nelle orecchie di chi vuol sentire.

Ho lasciato il file sul server del Municipio, bello aperto e senza password. Chiunque, potrebbe, volendo, distruggerlo con un semplice click, ma non prendetevi nemmeno la briga di farlo. Il file è anche in altre mani, mani a me care che appartengono a persone fidate, pronto a essere divulgato in modalità virale a un mio cenno.

Torniamo al contenuto del memoriale: è quello che ho vissuto in prima persona tra febbraio e marzo. Badate bene che non ho nessuna intenzione di edulcorare la vicenda, tacendo i miei pensieri, le mie parole o le mie azioni di quel periodo, né tantomeno di smussarne gli angoli per ansia di riscatto. Scrivere un memoriale è come mettersi a nudo, non è di alcuna utilità se si truccano le carte, inoltre non ho nessuna ragione di vergognarmi perché quanto è accaduto non è dipeso da me.

Tante cose non le so, ma ho immaginato molto bene come potrebbero essere andate e quindi ne ho scritto delle ricostruzioni verosimili.

Mi perdonerete lo stile incerto e qualche errore qua e là, non sono uno scrittore, anche se da piccolo componevo poesie che alle mie maestre piacevano molto. A mia madre no, lei ha sempre preferito gli Inni sacri e cose così. Poi quando sono cresciuto ho smesso perché, come si dice, dopo l’adolescenza scrivono poesie solo i poeti e i cretini. E io non mi sentivo né l’uno né l’altro.

Però ho sempre letto molto, soprattutto narrativa dell’’800, perché di base sono un romantico. Chissà che il fatto di essere stato un forte lettore non aiuti la mia prosa malmessa.

Sappiate che queste poche pagine contengono tre verità fondamentali:

  • gli Innocenti sono Colpevoli
  • la malattia mentale è lucidità incompresa
  • Gli Ultimi saranno i Primi

Qui, fra gli Ultimi, conduco in pace ciò che resta della mia esistenza. Come ogni malato terminale divento sempre più intrattabile, tuttavia la mia memoria è intatta, i ricordi sono vividi e puntuali e non avverto alcun decadimento cognitivo Grazie a questo e all’aiuto della mia nuova famiglia ho potuto condurre a termine il memoriale. Loro mi tollerano (c’è qui parecchia gente che non farebbe miglior figura di me in alcun contesto sociale), anzi di più, ho chi mi cura come può e lenisce i miei affanni. Non chiedo altro e ringrazio Dio per avermi concesso quest’ultimo rifugio.

In fede,

Francesco Corsini, Castiglion del Colle, 21 aprile 2018