Nel bosco di pini e scheletri di foglie, nella penombra di fresca purezza, odore di umida morte, c’è il manichino vecchio di una donna, di plastica, con la testa appoggiata ad un fusto troncato a metà, gli occhi vitrei sbarrati, la bocca schiusa. La morte deve averti colta d’improvviso, ti strappò la vita via dal fondo della lingua, fuori dagli occhi, bucati i timpani, spaccato il cranio. Ti chiesi se ne fosse valsa davvero la pena di diventare di plastica.

La carne. Così schifosamente flaccida, delicata, debolezza umana, orrore! Tirando un po’ la pelle del collo, della pancia, degli avanbracci, del seno, delle natiche e delle cosce. Una liposuzione. Rifare tutto!

E una madre che i figli li aveva avuti presto, a quindici, diceva sempre che si deve essere belle per sopravvivere. Quelle brutte non le vuole nessuno. Tu non ti sposerai mai, non sarai felice, ma brutta e miserabile. Figlia mia.

Su su! Gli zigomi più alti! Gli occhi più orientali! Il trucco lo tatuiamo.

Ma quel mondo di plastica aveva iniziato a frantumarsi prima di nascere.

Passa la carta di credito. Pagato? Esci. Tutti ti guardano. Possibile? Quando sei bella tutto è possibile. Proprio tutto. Ma niente è sufficiente. Non sarai mai all’altezza delle tue, delle sue, delle loro aspettative. Un po’ di botox aiuta sempre, ma non è mai, mai abbastanza.

Finchè non diventano di plastica anche l’anima e la mente.

Non pregare, Lui non ti ama, né il Mondo. Sei ributtante, vecchia e cadente. Cicatrici ovunque. Hai fatto un patto col Diavolo e ora ne pagherai le conseguenze. Non sforzarti di piangere, non hai più lacrime, non hai più un cuore di carne e sangue, né un cervello. Eri già morta, nessuno te l’aveva detto?

L’impronta del ricordo di qualcosa di bello ti spinge a tornare alla natura, all’aria pura, alla fredda, inconsolabile, incorruttibile morte. Spegniti, stupido automa, su questo pianeta non c’è più spazio per te. Torna quando avremo popolato Marte.

Ti accasci e la Madre ti stringe con le sue possenti radici. Dormi bambolina, dormi e non temere. Fatti cullare dal vento. La prossima volta andrà meglio.

La nostra cripta. La osservi. Così grande, buia e spietata, eppure dolce e comprensiva. Che importerà poi? Lascia che tutto scorra, ti accarezzi il vento e il freddo ti chiuda dolcemente le palpebre. Dormi mondo moderno.

Marina Mainardi

Marina Mainardi è una giovane scrittrice milanese. Coltiva anche altre arti come il disegno, la danza e il teatro. Ha composto numerose poesie e racconti, pubblicati in varie riviste e periodici.